Madre Suzanne Guillemin – la lettera dedicata alla fede

Nel 1967 Papa Paolo VI ha indetto l’anno della fede, analogo a quanto stiamo vivendo noi  oggi. In quest’occasione, la lettera della nostra Superiora Generale Madre Suzanne Guillemin per tutta la Compagnia, datata 1 gennaio 1968, è stata dedicata alla fede. Ecco qualche estratto di questa “meditazione”:

La fede è la base della vita spirituale, lo è a più forte ragione, della vita religiosa; essa è il principio dei nostri rapporti con Dio e la sorgente della Carità a cui aspiriamo.

Una fede semplice

Possiamo incominciare a meditare sulla fede affermando ben semplicemente che bisogna credere alla fede deposta in noi per mezzo del Battesimo.(…) Sia che questo dono sia stato ricevuto inconsciamente e precocemente in seno ad una famiglia cristiana, o che ci sia stato conferito dopo le lotte di una conversione personale in età adulta, esso è il dono iniziale che condiziona tutti gli altri. Ad esempio della nostra Santa Madre che aveva la devozione di celebrare l’anniversario del suo Battesimo, piaccia anche a noi commemorare quel giorno nell’azione di grazie, meditando il beneficio fondamentale della vita teologale e con un serio esame sul modo in cui abbiamo saputo metterlo in opera. Se la nostra fede è limpida e senza nubi, ringraziamo il Signore che ci risparmia le lotte più torturanti della vita spirituale e serviamoci di questa fede semplice e chiara per illuminare la via di coloro che, meno privilegiati di noi, conoscono momenti di dubbio e di angoscia.

Una fede illuminata

Preoccupiamoci del nostro stato in rapporto alla fede! Non restiamo in una quieta incoscienza a questo riguardo, poiché il progresso spirituale a cui aspiriamo non può essere che il frutto di un progresso nella fede. Abbiamo il sincero e fervente desiderio di essere illuminate e riscaldate dalla fiamma della fede; questo desiderio diventi ferma volontà, si eserciti in una preghiera continua ed in una vita sacramentale assidua e fervente; perché i sacramenti della penitenza e dell’Eucaristia, ricevuti in buone disposizioni, aumentano in noi la fede, la speranza e la carità, come noi chiediamo dopo ciascuna delle nostre comunioni. Preghiera e sacramenti sono le sorgenti permanenti alle quali deve alimentarsi la nostra vita teologale.

Una fede umile

La grazia della fede si trova al sicuro solo nei cuori umili, intimamente convinti della loro fragilità, e per ciò stesso, tutto aspettano da Dio. La loro umiltà esercita un’attrattiva irresistibile sul Signore che si compiace di comunicarsi ad esse e di rispondere ai loro desideri. La nostra fede sia umile e semplice, ricevuta con immensa gratitudine come un beneficio inapprezzabile del quale non siamo degne, e che dobbiamo valorizzare. L’umile conoscenza di noi stesse ci mantenga nella preghiera costante affinché si accresca la nostra fede, ci porti a stabilire la fede sull’insegnamento ufficiale della Chiesa…

Una fede forte

Non crediamo che queste basi di umiltà e di obbedienza, significhino dimissione di responsabilità e d’impegno personale. La vita secondo la fede è un combattimento continuo e richiede molto coraggio; noi non sappiamo fin dove Dio voglia condurci se siamo fedeli. L’atto di fede iniziale è stato proprio quello di accettare questa incertezza e d0mpegnarci a seguire il Cristo senza possibili previsioni circa l’avvenire. «Come dunque, avete ricevuto il Cristo, Gesù il Signore, in Lui vivete, radicati in Lui e costruendo su di Lui e rafforzandovi nella fede, secondo che siete stati istruiti, abbondando in rendimento di grazie» (Colossesi 2, 6).

Una fede attiva

Il dono della fede, come ogni altro, non ci è stato fatto soltanto per andare personalmente a Dio. In noi, è stato dato alla Chiesa per la salvezza di tutti, e noi siamo responsabili verso i nostri fratelli, della fede che per mezzo nostro deve estendersi fino a loro.(…)  Ricordiamo la promessa fatta a Santa Caterina, nostra Sorella, promessa che ci impegna: «Dio si servirà delle nostre due famiglie, per rianimare la fede». E sappiamo pure che fin dalle nostre origini «l’insegnamento della credenza» era considerato come il dovere inseparabile da ogni azione caritativa. Noi dobbiamo ricavare da questo un grande insegnamento per il momento presente: la Figlia della Carità deve essere, dove Dio l’ha messa, una catechista della fede, non soltanto tra i Poveri, ma tra tutti quelli con cui lavora o che incontra.

Leggiamo con gli occhi della fede la vita di Maria, e domandiamole con insistenza di ottenerci il dono di una fede simile alla sua «semplice, illuminata, umile, forte, calma, attiva».