La Suora Sulla Frontiera Tra La Vita E La Morte

E’ sulla frontiera fragilissima tra la vita e la morte che emergono le domande strazianti, quasi rabbiose: perché io? perché Dio mi ha fatto questo? E se in questi frangenti, oltre alla tua competenza di medico, riesci a comunicare anche la speranza, allora, pur nel rispetto dei valori altrui, senti di aver dato un aiuto. Tutto può diventare più dolce, anche la sofferenza».

Sr.CostanzaSuor Costanza Galli sa che tra le stanze del reparto di Cure Palliative dell’ospedale di Livorno può essere «un segno» e non lo nasconde. Lei, non ha smesso di indossare l’abito blu e il velo delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Qui ogni giorno ci sarebbero storie di pazienti e di famiglie da raccontare una per una. In questi mesi ho fatto tanti incontri con persone che nelle ultime fasi della loro vita sanno donarti tantissimo, sicuramente più di quello che tu puoi dare loro». Suor Costanza è proprio a contatto con quei malati che ha maturato la sua vocazione: «È proprio così – confida – mi sono laureata in medicina, poi mi sono specializzata in oncologia ed è proprio durante la mia carriera accademica, che mi ha visto spesso a contatto con i malati nella fase terminale della loro vita, che è maturata pian piano, ma prepotentemente, la volontà del Signore su di me». In quegli occhi, in quella sofferenza Dio si è manifestato: «vedere in loro Gesù cambia radicalmente la tua prospettiva». E nel contesto del reparto di Curie palliative essere una Figlia della Carità ha un significato particolarissimo: «San Vincenzo de’ Paoli è l’inventore delle reti della carità, e il nucleo del nostro carisma sta proprio qui: Gesù nel povero. E chi, più di un malato che si avvicina alla morte, può essere considerato povero?». Le piccole premure, l’attenzione ai dettagli, un sorriso sempre acceso, la delicatezza delle parole, i silenzi fecondi: è l’insieme delle mille sfumature quotidiane a disegnare la trama di un’esistenza donata. Che al primo posto mette il rispetto: «Per il ruolo che ricopro – rivela suor Costanza – voglio e devo essere rispettosa delle opinioni di tutti, però nello stesso tempo non voglio neanche nascondere quello che sono, perché so che per qualcuno il mio abito potrebbe essere un aiuto: certo, molto dipende da quello che dici, da quello che fai: sei rispettata se sei tu la prima a rispettare gli altri».

E c’è un piccolo-grande segreto a sostenere le fatiche di suor Costanza: ogni sera, quando torna tra le suore di Casa San Giuseppe a Quercianella, trova tutta una comunità a sostenerla: «Fare questo servizio all’ospedale di Livorno non è una mia scelta personale, ma una scelta che ha fatto tutta la comunità che costantemente mi incoraggia e mi sostiene». Contemplative nell’azione: a Livorno una suora che dà anima e corpo per i suoi malati, a Quercianella una comunità che la solleva con la potenza della preghiera. «È una vera famiglia con cui confrontarmi, chiedere consiglio, con cui discutere e riappacificarsi: è il carisma vincenziano che mi vuole a servizio all’ospedale! Anche questo porto con me nei miei incontri con la gente».

«Mi trovo tutto il giorno immersa nel mondo, a contatto con decine e decine di persone spesso con idee contrarie alle mie, ma oggi come allora, dopo giornate di fatica e di inquietudine, di richiesta di perché, davanti al Santissimo Sacramento le mie preoccupazioni si dissolvono, il mio cuore è sereno e trovo conferma della mia scelta». Sta tutto in queste parole probabilmente il nucleo del percorso di suor Costanza.

di Gianluca della Maggiore (tratto da un articolo apparso su “Toscana Oggi”, settimanale religioso delle diocesi toscane)

Link al video di Suor Costanza