Che cosa dicono le attese dell’Anno della Vita Consacrata

Nella Lettera apostolica del 21 novembre 2014 a tutte le persone consacrate, Papa Francesco ha sottolineato gli obiettivi, le aspettative e gli orizzonti dell’Anno della Vita Consacrata, iniziata la prima domenica di Avvento. Questo mese riflettiamo sulle aspettative menzionate nel messaggio del Papa, viste dalla prospettiva vocazionale delle figlie spirituali di San Vincenzo e Santa Luisa.

US Sisters under ten years vocation#1 Siamo chiamati a sperimentare e mostrare che Dio è capace di colmare il nostro cuore e di renderci felici, senza bisogno di cercare altrove la nostra felicità; che l’autentica fraternità vissuta nelle nostre comunità alimenta la nostra gioia; che il nostro dono totale nel servizio della Chiesa, delle famiglie, dei giovani, degli anziani, dei poveri ci realizza come persone e dà pienezza alla nostra vita.

Il mio cuore, ancora tutto pieno di gioia per la comprensione che il nostro buon Dio mi ha data di quelle parole: «Dio è il mio Dio!» (Santa Luisa L. 369)

La vita consacrata non cresce se organizziamo delle belle campagne vocazionali, ma se le giovani e i giovani che ci incontrano si sentono attratti da noi, se ci vedono uomini e donne felici! Ugualmente la sua efficacia apostolica non dipende dall’efficienza e dalla potenza dei suoi mezzi. È la vostra vita che deve parlare, una vita dalla quale traspare la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e di seguire Cristo.

#2 Mi attendo che “svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia. Come ho detto ai Superiori Generali «la radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico». È questa la priorità che adesso è richiesta: «essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra … Mai un religioso deve rinunciare alla profezia»

“Le Figlie della Carità hanno la preoccupazione costante di promuovere la persona in tutte le sue dimensioni. Si pongono, quindi, in ascolto dei loro fratelli e sorelle per aiutarli a prendere coscienza della loro dignità e diventare essi stessi autori della loro promozione. Si fanno portavoce degli appelli e delle aspirazioni legittime dei più svantaggiati che non hanno la possibilità di farsi sentire” (C. 24e)

Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti: è come una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora (cfr Is 21,11-12). Conosce Dio e conosce gli uomini e le donne suoi fratelli e sorelle. È capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e le ingiustizie, perché è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte.

“Non devo considerare un povero contadino o una povera don­na dal loro aspetto, né dalla loro apparente mentalità…Ma rigirate la medaglia, e vedrete alla luce della fede che il Figlio di Dio, il quale ha vo­luto esser povero, ci è raffigurato da questi poveri… Quanto è bello vedere i poveri, se li consideriamo in Dio, e con la stima che Gesù Cristo ne aveva”! (San Vincenzo, Opere ed.it pag. 26)

Focus On collage#3 I religiosi e le religiose, al pari di tutte le altre persone consacrate, sono chiamati ad essere “esperti di comunione”. Mi aspetto pertanto che la “spiritualità della comunione”, indicata da San Giovanni Paolo II, diventi realtà e che voi siate in prima linea nel cogliere «la grande sfida che ci sta davanti» in questo nuovo millennio: «fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione». Sono certo che in questo Anno lavorerete con serietà perché l’ideale di fraternità perseguito dai Fondatori e dalle fondatrici cresca ai più diversi livelli, come a cerchi concentrici.

Mi è sembrato che per essere fedeli a Dio dovevamo vivere tra noi in una grande unione, gli uni e le altre, e che, come lo Spirito Santo è l’unione del Padre e del Figlio [così] la vita che volontariamente conduciamo, deve esercitarsi in una grande unione dei cuori. (Santa Luisa, A.75)

Mi aspetto inoltre che cresca la comunione tra i membri dei diversi Istituti.

Nello stesso tempo la vita consacrata è chiamata a perseguire una sincera sinergia tra tutte le vocazioni nella Chiesa, a partire dai presbiteri e dai laici, così da «far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale e oltre i suoi confini»

Nel rispetto delle situazioni particolari si fanno carico della causa dei poveri e collaborano, secondo le direttive della Chiesa, con coloro che difendono i loro diritti. (C. 24e)

Collaborano con quanti sono impegnati nella pastorale locale e fanno il possibile per promuovere dei laici responsabili. (S. 9b)

#4 Attendo ancora da voi quello che chiedo a tutti i membri della Chiesa: uscire da sé stessi per andare nelle periferie esistenziali. «Andate in tutto il mondo» …

Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando

Avete una vocazione che vi obbliga ad assistere indistintamente ogni categoria di persone: uomini, donne, bambini e, in generale, tutti i poveri che hanno bisogno di voi. (San Vincenzo, 6 gennaio 1658)

Lebn-Refugees-V&VAspetto da voi gesti concreti di accoglienza dei rifugiati, di vicinanza ai poveri, di creatività nella catechesi, nell’annuncio del Vangelo, nell’iniziazione alla vita di preghiera.

#5 Mi aspetto che ogni forma di vita consacrata si interroghi su quello che Dio e l’umanità di oggi domandano.

(…) Nessuno tuttavia in questo Anno dovrebbe sottrarsi ad una seria verifica sulla sua presenza nella vita della Chiesa e sul suo modo di rispondere alle continue e nuove domande che si levano attorno a noi, al grido dei poveri.

Dovete essere pronte a servire i poveri ovunque sarete inviate… in generale, in tutti gli ambienti in cui potrete assistere i poveri. Questo è il vostro fine. (San Vincenzo, 18 ottobre 1655)

Soltanto in questa attenzione ai bisogni del mondo e nella docilità agli impulsi dello Spirito, quest’Anno della Vita Consacrata si trasformerà in un autentico kairòs, un tempo di Dio ricco di grazie e di trasformazione.