Testimonianza Vocazionale

Testimonianza vocazionale

Sono una Figlia della Carità da 8 anni e sono attualmente in missione come animatrice pastorale nella scuola superiore Ozanam a Châlons, in Champagne. Ho avuto l’opportunità di essere in questo ruolo di Animatrice per alcuni anni e ho partecipato a diversi incontri giovanili che mi hanno permesso di entrare in contatto con essi nella loro vita quotidiana.

C’era una Suora, responsabile dell’apostolato della Gioventù, che ha sempre avuto un sorriso, non importa quello che succedeva. “Abbi fiducia, la Provvidenza è qui!” Diceva. Mi ha profondamente toccato. Avevo allora 20 anni e mi chiedevo quale direzione prendere nella mia vita. Ho scritto una lettera di 10 pagine a questa Suora con tutte le domande che mi ero posta. Lei mi ha accolta e mi ha accompagnata. Sono stata in un gruppo di discernimento vocazionale chiamato “Giovani Vincenziani”, accompagnato dalle Figlie della Carità e dai Sacerdoti della Missione (Vincenziani), per discernere tutte le vocazioni: il matrimonio, il sacerdozio, la vita consacrata.

Fin da bambina, il servizio ai meno fortunati ha avuto un significato nel mio cuore. Ma quando una è chiamata dal Signore, lo spirito di questo servizio brucia il doppio, il che significa per me andare da Colui che nessuno vede. Ho sempre avuto un cuore tenero per i giovani che sono messi da parte, che si sentono a disagio quando vengono aiutati a crescere. Anch’io ho avuto difficoltà e ho anche incontrato persone che mi hanno incoraggiata ad andare oltre.

Per le Figlie della Carità, il monastero sono le case degli ammalati; per chiostro hanno le strade della città. Il nostro servizio è vissuto fuori, per la strada. Serviamo le persone spiritualmente e corporalmente. Da quando sono venuta a Châlons ho incontrato giovani che vivono in povertà con le loro famiglie, famiglie divise, famiglie che soffrono di alcolismo; giovani che portano pesanti fardelli e rotture nascoste e che non sanno cosa fare della loro vita; una povertà al livello della loro umanità, una povertà emotiva. Sono con loro nel collegio e nel ministero pastorale, per offrire un cuore in ascolto e per essere vicina a loro, un po’ come una “sorella maggiore”. Noi eravamo la presenza di Dio per ognuno di loro.

Un esempio ha avuto luogo nel cuore della scuola: tre giovani hanno chiesto loro stessi che fosse allestito un oratorio nel collegio. Sono stata felicemente sorpresa e lo abbiamo preparato in modo che ogni settimana avessimo tempo per pregare con i giovani. Sono lì per incoraggiarli a crescere, per dare loro slancio affinché possano scoprire in se stessi la loro fede. C’è sete in loro, tanto che mi ricordano l’ora della preghiera: bisogna essere in orario!

Essere un discepolo missionario significa essere ponta a proclamare il Vangelo. Ogni mattina, dico a Dio: “Ti offro questo giorno, gli avvenimenti previsti e quelli imprevisti! “

Amo le parole di Papa Francesco: “Alzati dal tuo divano”. È audace essere creativi, osare andare oltre, osare continuare, osare credere che non si è soli, che Cristo è lì per accompagnarci.

Sr. Julie, Figlia della Carità,
Provincia Belgio-Francia-Svizzera