Missione Integrale – “Essere alle Frontiere” – Bolivia

frontera 4[Bolivia] Non si tratta di un annuncio pubblicitario, più o meno accattivante o provocatorio. Si tratta di sapere dove dobbiamo essere per servire meglio Cristo nella persona dei Poveri…La Missione “Essere alle Frontiere” è una realtà stimolante e profetica in cui viviamo da circa 3 anni in una delle frontiere della Bolivia e del Cile: Colchane, Pisiga.

1. – Stimolante perché serviamo le persone più povere e vulnerabili della terra: quelli che non hanno casa, né denaro e le cui famiglie sono discriminate e rifiutate semplicemente perché sono Afro-Americani della Colombia.

Ci troviamo nella cosiddetta Pampa, un territorio arido, situato a 3800 metri dal livello del mare, dove non si può coltivare nulla, un terreno salato non fertile. In inverno (corrisponde all’estate in Europa) di notte la temperatura scende a meno 10 º -20 º, durante il giorno può salire fino ad 8 º- 10 º e quando il vento raggiunge i 70 Km /h, sovente non si può uscire.

I servizi generali sono pessimi: difficilmente c’è un giorno in cui non sopraggiunge qualche corto circuito a causa di un uragano, e la stessa cosa accade con le linee telefoniche o la connessione internet. L’acqua è razionata, l’abbiamo solo per alcune ore del giorno. Siccome la nostra abitazione è al secondo piano, la pressione dell’acqua è scarsa e quindi dobbiamo portare l’acqua in catinelle per la cucina ed il bagno. Dobbiamo lavare le lenzuola a mano nel cortile dei nostri vicini.

Il nostro servizio si sviluppa in tre fasi: Prevenzione, Promozione ed Inserimento…

Prevenzione: Essendo in una zona di confine, i migranti che vengono respinti alla frontiera sono delle “prede” facili per i “coyotes”, che approfittano della loro condizione di inesperienza in un paese straniero. Nel loro stato di vulnerabilità e di abbandono entrano facilmente nel “traffico di esseri umani.”

Noi ci rechiamo alla frontiera di Colchane per accogliere tutte le persone respinte, le informiamo e diamo loro la consulenza sui rischi che corrono quando cercano di entrare in modo “illegale”, gli spieghiamo che devono stare attenti a non diventare delle vittime del traffico degli esseri umani, della prostituzione, del furto e della delinquenza. Entrare in modo illegale può comportare sfruttamento al lavoro, minacce, coercizione o inganno.

Denunciamo i funzionari dell’immigrazione attraverso le istituzioni pubbliche o private (come INDH1, INCAMI2, PMH3, delle DDP4) per l’abuso di potere, per i criteri scandalosi riguardo l’ingresso regolare nel paese, per la discriminazione razziale o nazionale, per la corruzione, per il fatto che le donne e bambini non hanno alcuna protezione ecc .

Promozione: Tutto ciò che facciamo è in vista della loro promozione, dalle informazioni che raccogliamo alla prima intervista fino ai laboratori di apprendimento. Gli argomenti dei laboratori riguardano pulizia della casa, relazioni tecniche e relazionali, imparare a vivere in un ambiente interculturale, tecniche di rilassamento, consulenza giudiziaria e dei diritti umani, come entrare legalmente in Cile, lottando per i loro diritti di migranti e rifugiati dichiarati, amministrazione e attivazione di documenti. Preghiamo anche con loro.

– L’integrazione sociale: La maggior parte delle persone che entrano in Cile attraverso i canali ufficiali vengono integrati nel mercato del lavoro, dal momento che tutti i migranti che si rivolgono al nostro Centro hanno dei fratelli che li aspettano affinché ottengano un contratto di lavoro. Grazie all’accordo di Mercosur, il Cile è un paese in cui, se si entra con un visto turistico, il giorno dopo si può ottenere un contratto di lavoro. Attraverso il coordinamento ed un’analisi dettagliata, abbiamo potuto verificare che la maggior parte degli immigrati, che sono stati respinti più di una volta, attraverso il nostro Centro sono stati in grado di passare attraverso i canali ufficiali e hanno raggiunto il loro sogno.

La maggior parte della gente che è passata dal nostro Centro è di origine colombiana afro-americana, proviene da aree molto depresse e povere, e nella maggior parte dei casi è costretta ad abbandonare la propria terra per sfuggire al conflitto armato che dura da più di 40 anni. Per questa ragione un numero elevato di colombiani afro-americani che provengono dalla zona di Buenaventura chiedono asilo da noi.

Il nostro Centro di accoglienza ha la capacità di ospitare 12 persone, ma da gennaio fino a giugno ne abbiamo accolto più di 1.000, senza contare quelli che restano solo per un po’, magari per riprendersi dall’influenza prima di andare in un’altra città. A volte siamo stati sovraffollati e abbiamo dovuto chiedere alle persone di dormire nel corridoio, perché, per il fatto di essere afro-americane, non hanno trovato accoglienza in altri alloggi.

2. – Profetico: Dal momento che rischiamo “tutto per tutti”, riconoscendo i loro diritti umani e parlando dello sfruttamento e della violazione dei poveri, denunciando l’autorità competente per tutto quello che mutila ed opprime, siamo consapevoli di dare fastidio a molti funzionari dell’immigrazione del Cile e della Bolivia. Dio ci ha poste alla Frontiera per lavorare con audacia, per annunciare i bisogni delle persone povere, in modo che abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Anche se veniamo rifiutati e maltrattati non ci fermeremo nel nostro zelo fino a quando non vedremo che tutti vengono rispettati e trattati come persone, come figli di Dio, con dignità e decenza.

Per noi, essere profetici è un appello urgente alla generosità, alla giustizia e all’interiorità radicale che costituiscono elementi indispensabili del nostro essere alla presenza di Dio, operando secondo lo stile di Gesù di Nazareth.

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