Visibilità della pastorale delle carceri

[Provincia di Santa Luisa – Madrid] Il 16 ottobre abbiamo iniziato il nostro incontro con una preghiera, come al solito. Desidero trasmettere il messaggio di speranza e l’eco lasciato in ognuno di noi dai molteplici interventi come la bella espressione sentita: “La famiglia pellegrina nella cura pastorale penitenziaria”.

All’incontro, oltre ai volontari, erano presenti: mons. Jose Angel Saiz Meneses, vescovo di Tarrasa, responsabile della pastorale penitenziaria nella Conferenza episcopale spagnola e don José Maria Gil Tamayo, segretario generale; Luis Angel Ortiz González, Segretario generale delle istituzioni penitenziarie e p. Florencio Roselló Avellanas (Mercedario) Direttore della pastorale penitenziaria della UE.

Siamo stati incoraggiati a manifestare la solidarietà all’interno di ogni Centro; La Chiesa e la società devono saperlo, non per essere lodati ma perché, “Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.” (Mt 5,15-16)

Oggi più che mai dobbiamo motivare la società per essere consapevole; invitare a partecipare, insistere nelle diocesi, nelle parrocchie, intorno a noi, sull’urgenza di far conoscere e accoglierecoloro che sono nostri fratelli, figli dello stesso Padre.

Jose Maria Gil Tamayo ci ha detto: “Non siete invisibili per la Conferenza episcopale; questa pastorale ha una componente inalienabile del Messia, attenzione a coloro che sono privati della libertà, parole non di un Concilio, ma parole di Cristo stesso. Dobbiamo lavorare, non per essere visti, ma per essere autentici, mostrarci come siamo, e farlo in modo naturale, questo ci aiuterà a ottenere coerenza e credibilità. “L’uomo contemporaneo ascolta più testimoni che maestri, o se ascolta i maestri è perché sono testimoni (San Paolo VI)”.

Erano presenti anche diversi media e partiti politici, che ci hanno incoraggiato a continuare a renderci più visibili, ascoltati, ad essere più comunicativi, il nostro lavoro è molto importante, ma c’è molta ignoranza sulla Pastorale delle carceri, non è percepito, non è sentito . Tutti hanno elogiato la dedizione e l’impegno di 2.700 volontari nei diversi Centri penitenziari.

La signora Zaida Cantera, deputata socialista al Congresso (ex comandante dell’esercito) ci ha lasciato il seguente messaggio: “Ho visto il meglio delle persone che indossavano tuniche e colletti, che sono arrivati in posti dove un militare non ha il coraggio di entrare, senza il ministero del carcere, la sicurezza sarebbe peggiore”e ha approvato le parole della signora Mercedes Gallizo, ex direttore delle istituzioni penitenziarie: “Se non ci fosse un ministero delle carceri, dovrebbe essere inventato”.

I cappellani, i delegati e i coordinatori hanno analizzato varie domande, ad esempio: cosa fate a livello diocesano per rendere visibile la pastorale penitenziaria nella Chiesa e nella società? Quali iniziative ritenete necessarie nella vostra diocesi per migliorare la visibilità della pastorale penitenziaria? Non dobbiamo mai venir meno, ma al contrario, siamo una presenza evangelica, e il volto dei prigionieri è un volto umano, con sogni, ombre, speranze, malattie, paure e con il desiderio di trasformare le loro vite.

Siamo stati chiamati a partecipare all’espansione e a rendere visibile questa pastorale. Non tutte le diocesi, insieme ai loro Vescovi, hanno lo stesso impegno, non tutte le parrocchie sono disposte ad accogliere e integrare nei loro piani la Pastorale Penitenzieria, è necessario continuare a bussare alle porte come nel Vangelo, e mai vacillare, ma piuttosto il contrario, perché siamo una presenza evangelica.

La conferenza della signora Raquel Benito Lopez, coordinatrice dell’area legale, avvocato e professore di diritto penale e penitenziario presso l’Università autonoma di Madrid: “L’interrogatorio continuo del riesame, della morale e della legge delle carceri.Una questione complessa e scottante, in cui le modifiche e la revoca della sospensione sono di competenza del Giudice o della Corte giudiziaria, in base alle disposizioni dell’articolo 83 del Codice penale, tuttavia, al Giudice del carcere viene conferito il potere di revocare la sospensione.

Grazie a tutti coloro che cercano di umanizzare i Centri penitenziari; grazie a coloro che hanno partecipato e collaborato all’incontro; grazie a coloro che scelgono di leggere questa breve informazione; grazie a coloro che nella preghiera ricordano i nostri fratelli privati del dono divino della libertà.

Sr. M.ª de Cortes Astasio Lara FdC.

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