VAREF (Rete vincenziana degli educatori della Francia) si riunisce per parlare della “Generazione Digitale”

Congresso e Assemblea Generale dei Responsabili della rete VAREF, dal 30 Gennaio all’ 1 febbraio 2013

[Francia] I responsabili delle scuole vincenziane si sono incontrati a Bordeaux, presso il Liceo San Vincenzo de Paoli in via Sablières, vicino al Palazzo della Vittoria.

Un percorso per conoscere meglio la “nuova generazione digitale” ha suscitato la riflessione di 115 persone (presidi, assistenti amministrativi e pastorali), desiderose di affrontare le sfide della trasmissione del sapere ai giovani che loro devono preparare all’inserimento nella società.

Due i ricercatori presenti:

  • Uno di Scienze sociali dell’Università Victor Segalen di Bordeaux 2, specialista dei comportamenti giovanili legati alla tecnologia digitale.
  • Uno di Neuroscienze dell’’Università L’Inserm di Lione, venuto ad aggiornarci su come le scoperte recenti permettano un approccio diversificato per la risoluzione di comportamenti disadattivi nel contesto scolastico.

Mr. Zaffran ha stabilito immediatamente il contesto in cui ci descrive come degli “immigrati digitali” in una cultura giovanile di “nativi digitali”. Imparare questo nuovo linguaggio della cultura giovanile non è solamente un semplice adattamento, come può essere quello di muoverci in una regione diversa, constatando i cambiamenti della lingua in uso.

E ‘evidente che la comunicazione digitale è passata dalla semplice comunicazione ad una multidirezionale e multimediale (foto, messaggi di testo, musica, video), che favoriscono l’accesso diretto alla conoscenza a scapito della trasmissione generazionale (dal vecchio al giovane). L’accesso alle informazioni è immediato e per questo si rende necessario un nuovo approccio, non più basato su una valutazione morale, ma sull’apprendimento di come riordinare il materiale in nostro possesso.

In questo nuovo contesto l’adulto deve trovare il proprio posto: un “traghettatore della conoscenza”, un guard rail ossia una barriera di contenimento, per aiutare i giovani a trovare la loro strada in mezzo al labirinto di informazioni prodotte. Evitiamo di conquistare i giovani cercando di appropriarci delle loro vie di comunicazione. Dobbiamo passare da uno sguardo pauroso verso il mondo digitale ad un approccio dinamico che possa essere utile alla costruzione della personalità nella nuova era della comunicazione contemporanea.

Mr. Lachaux, direttore della ricerca al Inserm, ci ha resi consapevoli dell’influenza delle nuove tecnologie di comunicazione sui modelli di relazione e d’attenzione. Si tratta dell’analisi dei meccanismi che si attivano nel cervello durante l’esecuzione di certe attività che ci permettono di capire, ad esempio, che l’attenzione, prima di essere un imperativo morale, è un circuito della funzione cerebrale che, ricevendo un’informazione, la trasmette alla zona interessata. Una volta trasmessa e  poi decifrata dal cervello, l’informazione sarà trasmessa al sistema motore o al sistema sensoriale per produrre l’attività cerebrale necessaria all’attenzione o alla memorizzazione.

I due ricercatori hanno dimostrato come l’attenzione verso le modalità di comunicazione contribuisca alla costruzione della persona, perciò è necessario il nostro contributo affinchè i nuovi metodi digitali diventino sempre più umani. “Dobbiamo umanizzare la tecnica …” Mère Guillemin. Compito meraviglioso con cui si devono confrontare tutti i gruppi pedagogici.

La sera, i delegati hanno realizzato il lavoro paziente di riscrivere lo statuto dell’insegnamento cattolico e padre Alvaro ha evidenziato il collegamento con San Vincenzo, uomo di relazioni.

Suor Monique Giraud, F.d.C.

 

     

 

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