Siamo nate da una chiamata che ha risuonato con forza nelle Province di Spagna, dopo l’Assemblea generale. Ci ha spinte ad andare oltre, verso altre frontiere umane e geografiche, là dove la dignità delle persone è maggiormente minacciata. Da quell’ascolto si è progressivamente delineato un modo concreto di vivere: una comunità interprovinciale, che in seguito è diventata una missione itinerante, con il desiderio di rimanere attente al soffio dello Spirito e alla realtà che ci interpellava ovunque si trovassero i poveri.

La prima tappa di questo cammino è iniziata a Melilla, una zona di confine caratterizzata da migrazioni, passaggi e attese. Lì abbiamo imparato ad accompagnare da vicino, a condividere la vita con persone migranti—soprattutto i giovani—e a rispondere ai loro bisogni più essenziali, in un contesto complesso, in continua evoluzione e profondamente umano. L’arrivo di Suor Lupita, grazie alla Lumière (l’esperienza di due anni di servizio in un’altra Provincia), è stato un dono: la sua presenza, il suo sguardo e la sua disponibilità hanno arricchito la nostra vita fraterna e la nostra missione.

Col tempo, man mano che a Melilla miglioravano le condizioni di accoglienza e le rotte migratorie si spostavano, abbiamo individuato un nuovo appello che richiedeva una risposta urgente: le famiglie di montagna colpite dal terremoto di Marrakech del 2023. La Comunità si è trasferita lì e, per due anni, in collaborazione con Caritas Marrakech, abbiamo partecipato a progetti di ricostruzione, potenziamento e sviluppo nei villaggi dell’Atlante marocchino. Anche lì, nella parrocchia con i Padri Francescani, ci aspettavano un numero crescente di giovani migranti subsahariani. Abbiamo ampliato la missione offrendo loro accoglienza, cura e accompagnamento, ascoltando storie intrecciate di sofferenza e speranza.

Mentre il progetto legato al sisma volgeva al termine e il lavoro con i migranti veniva portato avanti da un’équipe di volontari, ci siamo interrogate, ancora una volta, sulla chiamata che un tempo aveva risuonato con forza. Abbiamo riascoltato la domanda fondamentale: dove, oggi, la frontiera richiede la nostra presenza? Ci siamo impegnate in un discernimento condiviso insieme alle Visitatrici e alla Consigliera Generale. In questo processo, l’aumento significativo degli arrivi di imbarcazioni alle Isole Baleari e la scarsità di risorse di accoglienza hanno indicato un nuovo orizzonte. Il 29 settembre, le Visitatrici ci hanno comunicato l’invio della comunità a Maiorca.

Oggi la nostra missione si concretizza nel lavoro diretto con le persone migranti in zone di frontiera, collaborando in particolare con la Croce Rossa, il che ci permette di essere in prima linea nell’accoglienza di piccole imbarcazioni e nell’integrazione nei servizi con la Caritas. Ad ogni arrivo, cerchiamo di offrire più che una risposta materiale: ci impegniamo ad umanizzare ogni gesto, a salvaguardare la dignità in ogni incontro, a offrire una vicinanza reale e a sostenere la speranza in mezzo alle fragilità.

Questo percorso—Melilla, Marrakech, Maiorca—non è una successione di destinazioni, ma un unico cammino intessuto di fedeltà alla vocazione ricevuta da Dio, nell’oggi dei poveri: uscire… andare verso… incontrare coloro che chiedono di essere accolti e riconosciuti nella loro dignità, e «sarà possibile sentire che le parole di Gesù: «“Io ti ho amato” sono per loro» (Ap 3,9; Dilexi Te, n. 121).





